‘Na tazzulella ‘e caffè come si prepara il caffè a Napoli

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Approfittando della mia permanenza a Napoli, il pomeriggio mi diletto nella preparazione del caffè, ovviamente in macchinetta napoletana: la cuccumella. Per chi non lo sapesse, la prima fu costruita nel lontano 1691 da Du Belloy.

Le prime notizie sul caffè a Napoli risalgono ai primi del 600, grazie alla corrispondenza del viaggiatore romano Retro Della Valle, o negli scritti della Scuola Medica Salernitana risalenti al XIV secolo.

La  vera e propria diffusione del caffé a Napoli, però, avvenne solo nei primi anni dell’800, quando comparve la figura del Cafettiere ambulante. Cominciava a lavorare alle otto di sera, quando i bar di Toleto, Chiaia, Porta Capuana e la Ferrovia chiudevano, e continuava fino all’alba. Su un vassoio portava un grande brico con manico e nell’altra mano un cesto contenente i bicchieri, lo zucchero, le bottiglie di rum e anice (‘o senso) e alcune tazze appese a dei ganci.

“C’o latte t’aggio fatto doce doce! ‘O cafettié… Lucì cammina”.

LA PREPARAZIONE

«Sul becco io ci metto questo “coppitiello” di carta … il fumo denso del primo caffè, che è poi il più carico non si disperde. Come pure … prima di versare l’acqua, che secondo me deve bollire un paio di minuti, … nella parte interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi in precedenza un mezzo cucchiaino di polvere appena macinata, … l’acqua in pieno bollore già si aromatizza per conto suo…. e allora il caffè viene più profumato.»

Andiamo per ordine.

Per prima cosa bisogna comprare i chicchi di caffè, io ho scelto l’Arabica 100%.

Scelta la miscela che più vi aggrada, bisogna macinare i chicchi con il macinino, proprio come si faceva una volta. Quando abbiamo la giusta quantità di posa da utilizzare, si riempie la caldaia dell’acqua fino a mezzo centimetro sotto il forellino e la si mette sul fuoco.

Intanto che si porta l’acqua a ebollizione si riempie generosamente il filtro. Ricordasi di mettere un mezzo cucchiaino di caffè sul filtro nella parte dove verrà versata l’acqua calda. Prima di versare l’acqua chiudere il beccuccio col “coppetiello” (un cono di carta di giornale) per non far fuoriuscire l’aroma del caffè durante la lunga fase di filtraggio (almeno 3 minuti).

Dopo aver fatto bollire l’acqua per 3- 4 minuti versarela bollente sul filtro e coprire subito. L’acqua ci metterà alcuni minuti a scendere.

A questo punto non ci resta che staccare il filtro, zuccherare o no la tazzina, e gustarsi un VERO caffè come faceva Eduardo.

[Ovviamente se non si ha tempo di macinare i chicchi si può sempre optare per i pratici pacchi di caffè. Non siamo schizzinosi.]

Anche Sofia preparava il caffè come Eduardo:

Vorrei lasciarvi ricordandovi che in passato a Napoli (in alcni bar del centro ancora oggi, ma rarissimo) c’era l’usanza del “caffè pagato”, ovvero alcuni clienti lasciavano al bar un caffè pagato a chi, non avendo i mezzi economici per poter comprare un caffè, potesse usufruirne quando ne sentiva il desiderio. Ebbene si, questa è la mia Napoli!

BUON SORSEGGIO!

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4 Comments

  1. Anna Brunelli

    Ho una collezione di macchinette per il caffè autentiche cioè di stagno..poi sostituite in alluminio però chi ha il piacere di sorbire il caffè con la vecchia macchinetta sentità la differenza!!! Un consiglio: non lavarla mai con il sapone deve impregnarsi dell’aroma…e servirlo nella tazzina di porcellana bianca.

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