Castellana per poche ore: visita al Castello Aragonese di Baia

Ci vorrebbero anni per visitare l’intero patrimonio artistico/culturale della mia regione. Ogni volta che torno a Napoli cerco di andare alla scoperta delle preziosità della Campania. Oggi vi propongo una visita al Castello di Baia (incluso nel biglietto di ieri), sfondo quotidiano dei miei primi anni di vita.

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Il golfo di BAIA con i templi di Diana, Venere e il castello

Antonio Joli, Modena 1700 ca. -1777

CENNI STORICI

402926_10150479395271123_548670631_nIl Castello Aragonese venne costruito sul finire del XV secolo da Alfonso d’Aragona per difendere il golfo di Pozzuoli dalle incursioni moresche, nell’ambito di un vasto programma di costruzione di sistemi di fortificazione condotto in tutta l’Italia meridionale, con lo scopo sia di predisporre una valida difesa contro le frequenti invasioni saracene, sia contro il tenace antagonismo dei baroni locali, spesso coalizzati per abbattere il dominio reale. L’ampio programma di potenziamento del sistema di difesa fu concepito come una serie articolata di fortificazioni tra loro organicamente collegate; vennero pertanto realizzate piazzeforti disposte prevalentemente lungo la costa (a Gaeta, Mondragone, Ischia, Baia e Pozzuoli), per ostacolare lo sbarco delle flotte nemiche. Lo storico Riccardo Filangieri riferisce, infatti, che il sovrano, avvalendosi dei consigli dell’architetto Francesco di Giorgio Martini, fece erigere una fortificazione a Baia, a difesa dell’ampia insenatura che va da Miseno a Nisida. 401592_10150479403021123_1216058228_nNon restano oggi tracce dell’originaria architettura del castello, quale fu edificato in epoca Aragonese e poi radicalmente trasformato nei decenni successivi del vicereame spagnolo in seguito alle innovazioni introdotte nelle tecniche militari. Il completamento dell’opera di rafforzamento dell’edificio, lasciato interrotto dagli Aragonesi, fu attuato più tardi dal viceré Pedro Alvarez de Toledo, quando il castello fu danneggiato nel 1538 dall’eruzione di Monte Nuovo, evento che rese necessari estesi restauri i quali, congiunti a quelli voluti da Don Pedro, comportarono la definitiva perdita della primitiva fisionomia architettonica dell’edificio. Questa si conserva rappresentata, tuttavia, in una xilografia del 1539, nella quale si scorge un altissimo mastio merlato a pianta quadrangolare, cinto da una cortina muraria a sua volta rinforzata da torri angolari parimenti merlate, con base a scarpa e pianta quadrata. Il nuovo organismo edilizio si presentò notevolmente ingrandito verso Sud, essendo costruito con mura poderose, direttamente poggiate sul banco di roccia tufacea, che fecero assumere ad esso l’aspetto che conserva tuttora. L’attuale pianta del forte si presenta allungata e si sviluppa parallelamente al versante orientale del promontorio. 396200_10150479400426123_1012197470_n

A Nord-Ovest si trova, in posizione avanzata, la torre di guardia denominata Torre Tenaglia, per la forma del baluardo posto alla sua base; negli angoli contrapposti, verso Sud, sorgono altri due baluardi, di cui quello ubicato a Sud-Est consentiva di controllare gli accessi al mare, mentre quello a Sud-Ovest assicurava la difesa dell’entrata da terra, che avveniva mediante una tortuosa gradinata conducente ad un primo ponte levatoio. Ad Ovest la protezione era assicurata, inoltre, dalle bocche di fuoco dislocate lungo il perimetro merlato e da una doppia cinta bastionata. Il nucleo abitativo originario del castello (maschio o donjon) si trovava, invece, nella parte più alta del promontorio, in prossimità della Torre Tenaglia, ed il percorso che conduceva fino ad esso era protetto da altri tre ponti levatoi. Nel 1575 Benvenuto Tortorelli propose la costruzione di un muraglione di cinta dal lato del mare avendo individuato un punto di debolezza nella difesa del castello. Circa un secolo dopo, nel 1670, l’ingegnere della Real Corte, Francesco Antonio Picchiatti, indicò urgenti opere di manutenzione, tra cui il restauro del parapetto del baluardo delle Dame e del muro di sostegno di quello soprastante, denominato dello Stendardo.

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Nel Settecento il castello fu quindi interessato da numerosi eventi, che contribuirono a danneggiarlo: per un trentennio fu occupato dalle truppe austriache; poi subì nuovi assedi durante il breve periodo della Repubblica partenopea ed una ulteriore breve occupazione da parte delle truppe francesi di Giuseppe Bonaparte. Dopo la riconquista borbonica si procedette perciò al rafforzamento del fortino a mare ed alla costruzione di nuovi quartieri per i soldati. Nel 1887 il presidio militare del castello cessò, infine, la sua funzione di fortificazione posta a difesa del litorale flegreo, cosicché a partire da tale periodo ne iniziò una fase di lento declino, con continui trasferimenti di proprietà da un’amministrazione all’altra. Durante la prima guerra mondiale il forte fu adibito alla custodia dei prigionieri di guerra, per cui sul terrazzo della Torre Tenaglia furono innalzati alti muri per la creazione di un recinto. Nel 1926 l’Alto Commissariato della Provincia ed il Comune di Napoli ottennero dal Demanio dello Stato che il castello fosse destinato a sede di un grande istituto per gli Orfani di Guerra, cosicché nell’arco di tre anni vennero effettuate notevoli opere che trasformarono radicalmente l’edificio, alterando e talvolta cancellando le tracce delle costruzioni realizzate nei secoli precedenti. Nel 1975 il castello cessò anche la sua funzione di orfanotrofio e la proprietà tornò quindi al Demanio, che nel 1984 provvide ad assegnarlo all’allora Soprintendenza Archeologica delle province di Napoli e Caserta, che ne aveva proposta la destinazione a museo archeologico dedicato dell’area flegrea.

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403719_10150479400996123_701197346_nDal 1993 infine è divenuto sede del Museo Archeologico dei Campi Flegrei, che consta di sei sezioni topografiche rispettivamente dedicate a Cuma, Puteoli, Rione Terra, Liternum, Baia e Misenum, articolate in cinquantasei sale museali.

(Fonte: Beni Culturali / Foto: Liliana Navarra)

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