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Metropolis l’archetipo della città del futuro

metrodidascalia<<Questo film non è di oggi o del futuro. Non ha un luogo. Non appoggia ideologie, partiti o classi. Ha una morale che si sviluppa sulla comprensione: “Il cuore è l’ intermediario tra i muscoli e la mente”.>>

Il tema editoriale di questo mese calza a pennello dopo esser tornata da New York, città che ha ispirato il grande capolavoro del regista austriaco Fritz Lang. L’idea di girare Metropolis, infatti, inizia proprio a coltivarla dopo esser stato in viaggio nella Grande Mela nell’autunno del 1924, per la prima de I Nibelunghi.

È curioso parlare di un film, del 1927, ambientato in una città del futuro, quando il nostro presente è quasi il futuro di cui ci parla la pellicola.

Per chi fosse stato, come me, in questo dorato autunno a Parigi sicuramente sarà entrato nel tempio del cinema parigino, la Cinémathèque Française, che dal 19 ottobre 2011 al 29 gennaio 2012 ospita una meravigliosa e completa esposizione sul capolavoro di Fritz Lang.

Per chi non avesse mai sentito parlare di questa pellicola, è di dovere fare una piccola presentazione. È tra le opere simbolo del cinema espressionista tedesco ed ha ispirato pellicole come Blade Runner (Stati Uniti, 1982) e Brazil (Gran Bretagna, 1985).

Il film nasce dalla sceneggiatrice Thea von Harbou, all’epoca moglie del regista, e s’ispira alle storie di fantascienza di H.G. Wells, di Verne e di Villiers de l’Isle-Adam. Con l’ascesa al potere di Hitler, Thea von Harbou arrivò a riconoscersi nel nazionalsocialismo, ma Lang, non contento di questo cambiamento, chiese il divorzio e fuggì dalla Germania.

Il film fu proiettato per la prima volta il 10 gennaio del 1927 all’UFA-Palast am Zoo di Berlino. La casa di produzione UFA (Universal Film Aktiengesellschaft), in seguito all’uscita in sala della pellicola, pubblicò i primi dati ufficiali: 311 giorni e 60 notti di riprese, 650 km di negativo, 750 attori, 25.000 comparse, 1100 uomini calvi, 100 negri, 25 cinesi, 3500 paia di scarpe, 75 parrucche, 50 automobili costruite secondo modelli originali, 1.600.000 marchi di salari, 200.000 marchi per i costumi, 400.000 marchi per le scenografie e l’illuminazione, uno scenario di 548 pagine divise in 406 tavole. Fu la produzione cinematografica europea più cara in assoluto, con un investimento che superò i 50 milioni di marchi tedeschi.
Queste spese non furono mai coperte dagli introiti tanto che l’UFA andò in bancarotta.

Il regista nel film ipotizza un possibile 2026, dove le divisioni di classe sembrano accentuarsi negli imponenti grattacieli di Metropolis. Una divisione sociale piramidale dove i manager, gli industriali, e i ricchi vivono in lussuosi grattacieli, mentre nel sottosuolo, confinati in un ghetto, vivono gli operai.

John Fredersen (Alfred Abel), unico sovrano di Metropolis è paragonato al demiurgo gnostico, un semi-dio che è creatore e dominatore del mondo materiale; vive con suo figlio Freder (Gustav Frohlich) nel grattacielo più alto della città, che consta nel suo interno anche di un irreale giardino dell’Eden, popolato da sensuali fanciulle. L’equilibrio del giovane è rotto dall’irruzione nel giardino dell’insegnante Maria (Brigitte Helm), accompagnata dai figli degli operai.

Freder, scoperta l’esistenza di un mondo diverso dal suo fantastico universo, decide di visitare il sottosuolo e immediatamente si rende conto delle condizioni disumane in cui sono costretti a lavorare gli operai. Si sostituisce ad un lavoratore e partecipa ad una delle riunioni clandestine, dove rivede Maria che arringa il popolo degli sfruttati. Ma di queste riunioni nascoste, viene a conoscenza anche suo padre, John Fredersen, che, con la complicità dello scienziato Rotwang, creano un robot con le fattezze di Maria allo scopo di vendicarsi degli operai, allagando le loro abitazioni. Ovviamente Freder, innamoratosi di Maria, farà di tutto per sventare i piani di suo padre. In seguito allo scoppio di un macchinario e all’inalazione dei fumi, si trova in preda alle allucinazioni, e crede di vedere la grande macchina trasformarsi in un Moloch che ingoia le sue vittime. Sconvolto, decide di parlarne con suo padre, ma l’imprenditore si preoccupa solo della minaccia che l’incidente può costituire per il suo potere.

Dal punto di vista tecnico nel 1927 Metropolis era un film prodigioso. L’uso dell’Effetto Schufftan, ovvero della proiezione di fondali dipinti, tramite un sistema di specchi inclinati a 45 gradi, lo rendevano un pioniere del genere. Durante le riprese fu utilizzato anche il ‘passo uno’ (stop motion), dove la cinepresa impressiona un fotogramma alla volta. Le scene con esposizioni multiple sono state realizzate direttamente sul posto, riavvolgendo la pellicola e filmandovi sopra più volte, in alcuni casi anche per 30 passaggi.

Ma ritorniamo a percorrere i corridoi della Cinématèque; ad ogni sala il nostro stupore aumenta, si possono scorgere fotografie di scena e del making of, le cineprese utilizzate, gli appunti di scena, il materiale tecnico, le sculture, gli spezzoni del film ed è anche possibile assistere alla proiezione del documentario sul restauro della pellicola. Un tesoro, se si pensa che molto del materiale fu distrutto dai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Prima del ritrovamento, avvenuto a Buenos Aires il 2 luglio del 2008, di una bobina posseduta da un collezionista privato, si riteneva che dell’originale Metropolis sopravvivessero solo tre quarti dei negativi ed alcune copie di versioni ridotte. Ma andiamo per ordine: nel 1927 il distributore argentino Adolfo Z. Wilson vede Metropolis a Berlino e decide di portarlo a Buenos Aires, una città che all’epoca già contava 200 cinema. Prima dello sfruttamento commerciale, una copia fu comprata dal collezionista privato Manuel Pena Rodriguez. La copia fu diffusa nei cineclub fino al 1960. Nel 1970 la copia è passata nelle mani del Founds National des Films prima di finire al museo del cinema Pablo C. Duros Hicken a Buenos Aires. A questo punto la copia originale si perde, e si ritrova solo una versione di 16 mm (l’originale era di 35 mm). Ma nel 2008 è stata ritrovata1 una versione che presenta più di venti minuti delle scene perdute e fu presa in custodia dalla Fondazione Friedrich Wilhelm Murnau in Germania, una delle più importanti fondazioni di restauro cinematografico del mondo, che si è occupata della reintegrazione delle parti mancanti.

Il film nella sua quasi integralità è stato presentato al 60° Festival Internazionale del Cinema di Berlino il 12 febbraio 2010.

Metropolis fu il primo film della storia tutelato dall’Unesco, è stato, infatti, inserito nel registro ‘Memory of the world’ creato nel 1992 dall’organizzazione dell’Onu per preservare la memoria documentale dell’umanità.

Interessante riportare qui di seguito uno spezzone di un’intervista rilasciata dal regista, nel 1966, in cui rinnega il suo film:

Ho spesso dichiarato di non amare Metropolis, perché è impossibile per me oggi accettare il ‘messaggio’ del film. È un’assurdità quella di dire che il cuore è l’intermediario fra le braccia e la mente. Cioè, evidentemente, tra l’impiegato e il datore di lavoro, il lavoro e il Capitale, il problema è sociale e non morale.

Ci credevo mentre giravo il film, come avrei potuto terminarlo altrimenti? Ma in seguito, cominciai a capire che non andava. Ho pensato, ad esempio, che uno dei difetti consisteva nel modo con il quale avevo descritto il lavoro dell’uomo e delle macchine. Ricordate, ad esempio, gli orologi e l’uomo che lavora in armonia con essi ?

Diventava una parte integrante delle macchine. Compresi che tutto ciò era troppo simbolico, eccessivamente semplicistico nell’evocazione di quelli che si definiscono i guai della meccanizzazione.“.

Metropolis è stato interpretato in centinaia di modi differenti, è stato etichettato con svariate nomenclature. Come si potrebbe definire? Film futuristico, fantascienza o un saggio sul capitalismo e la lotta di classe? La questione oggi è ancora aperta.

Letture consigliate:

  • Paolo Bertetto, Fritz Lang: Metropolis, Lindau, Torino 1990.

  • Sandro Bernardi, L’avventura del cinematografo, Marsilio Editori, Venezia 2007.

  • Andrea Lolli, Forme dell’Espressionismo nel cinema, Aracne editrice, Roma 2009.

  • Harbou, Thea von. Metropolis. New York, Currey, L.W. Inc. ABAA/ILAB.

1 D’ORVES, NICOLAS D’ESTIENNE. “Metropolis une legende redécouverte” in Fígaro scope, supplément du Fígaro, 20, 895, 19 octobre 2011, 2.

 [in Mediterraneaonline 15/12/2011 ]
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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 28, 2013 da in Cinema con tag , , , , , , , , , .

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