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Quel Portogallo poco conosciuto, Ribatejo la terra di José Saramago

Ogni volta che sentivo il nome Ribatejo in me qualcosa si accendeva. Il Tago (Tejo in portoghese) mi ha sempre ammaliata come il canto di una sirena ai marinai. Come poter non organizzare quindi un viaggio in auto, un primo di spero molti altri, alla scoperta di una zona di questa regione bagnata dal mio amato fiume Tejo e terra natale di José Saramago?

Prima di passare all’itinerario, per gli amanti dello scrittore, informo che il passato 18 giugno 2018 il gruppo Mais Saramago di Santarém, per celebrare gli otto anni dalla morte di José Saramago, ha rivelato un insieme di scritti inediti del Premio Nobel per la Letteratura.

street art portogallo
Opera di João Maurício “Violant”, foto: oribatejo.pt

 

ITINERARIO CON MAPPA

Proprio con libro alla mano, Viaggio in Portogallo di José Saramago naturalmente, mi accingo a stilare un possibile percorso non impegnativo che ci consenta di esplorare con la nostra calma lenta, per appagare la nostra insaziabile curiosità, e allo stesso tempo dedicarci un po’ al relax di un paio di giorni in campagna. Ecco il risultato delle mie letture con itinerario.

QUESTO VIAGGIO IN PORTOGALLO È UNA STORIA. STORIA DI UN VIAGGIATORE ALL’INTERNO DEL VIAGGIO DA LUI COMPIUTO, STORIA DI UN VIAGGIO CHE IN SE STESSO HA TRASPORTATO UN VIAGGIATORE, STORIA DI UN VIAGGIO E DI UN VIAGGIATORE RIUNITI NELLA FUSIONE RICERCATA DI CHI VEDE E DI CIÒ CHE È VISTO, UN INCONTRO NON SEMPRE PACIFICO TRA SOGGETTIVITÀ E OGGETTIVITÀ.” J. SARAMAGO

Questo nostro viaggio si è svolto in appena 3 giorni, pernottando due notti a Chamusca. Un itinerario che potrete tranquillamente ripetere anche avendo base a Lisbona se restate per almeno una settimana e che percorre gran parte della Rota do Vinho do Ribatejo.

vini portoghesi
1- Tesoro Gotico, 2- Tori e cavalli, 3- Beira Tejo, 4- Tesoro Manuelino

 

Partiamo da Lisbona la mattina con calma verso le 10. In meno di due ore di viaggio arriviamo alla nostra prima tappa, il villaggio di pescatori di Escaroupim.

ESCAROUPIM

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Fa parte dei villaggi di pescatori denominati “Aldeias Avieiras“. Questi villaggi di palafitte nacquero a causa della forte immigrazione dei pescatori provenienti da Praia da Vieira all’inizio del XX secolo. Questo flusso era dovuto dall’esigenza di cercare sostentamento alimentare che il mare non consentiva, così optarono per la pesca di fiume.

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Erano flussi stagionali ma i lunghi viaggi cominciarono a rendere non agevole la vita dei pescatori che decisero di stabilirsi sui bordi del fiume con le loro famiglie. Fu così che, già nel 1833, cominciarono a sorgere le casette di legno su palafitte che ancora oggi possiamo vedere in questi villaggi oramai quasi del tutto disabitati.

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Abbandonati nel 1970 questi villaggi a bordo Tago stanno risorgendo grazie ad un progetto di candidatura all’Unesco sin dal 2005. Un vero e proprio parto che ancora oggi resta pendente. Speriamo che le cose accelerino prima che sia troppo tardi come a Póvoa de Santa Iria.

GOLEGÃ

Questa è la cittadina che, per il viaggiatore, è la più chiusa di tutte, anche se poi si spalanca nela sua rinomata fiera. Lui non è mai riuscito a ritrovarsi in questo luogo piatto, in queste vie lunghissime da cui si alzano sempre nuvole di polvere (…). J. Saramago

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Conosciuta come la capitale del cavallo lusitano noi l’abbiamo scoperta un paio di anni fa durante una tempesta, sbagliando strada, da Porto verso Elvas. Ci innamorammo subito della porta di questa cittadina che ci ricordava un film di Sergio Leone e l’appuntammo nel mio inseparabile taccuino per un futuro viaggio.

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Il futuro è arrivato e finalmente eccoci a Golegã. Prima tappa l’ufficio del turismo dove incontriamo un simpatico e professionalissimo impiegato (un miracolo) che ci illustra cosa visitare a Golegã e nei dintorni.

Il nome Golegã pare risalga al XII secolo quando una donna della Galizia aprì una locanda, conosciuta come Venda da Golegã. Ma cosa visitare in questa cittadina dedicata anima e corpo al cavallo? Pensate che potete anche lasciare il vostro cavallo al lato del tavolino del bar mentre fate colazione o l’aperitivo.

Durante la nostra passeggiata abbiamo notato le magnifiche insegne stradali in ferro battuto che rappresentano il cavallo e che identificano il commercio locale. Me ne sarei portata una a casa con molto piacere.

Prima vera tappa della visita, la storica cappelleria Coelho dove decido di comprare un cappello modello Newsboy che amo molto. Lo indosso subito e ci rechiamo alle stalle del Patio dos Campinos Felício e Singéis, situate nella Piazza Marquês de Pombal dove si svolge la fiera annuale del cavallo, e dove finalmente incontro i miei amati lusitani.

Qui si può anche prendere il battesimo del cavallo ma abbiamo deciso di lasciare quest’esperienza ad una prossima volta. Sicuramente torneremo un novembre per partecipare alla fiera internazionale del cavallo lusitano.

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Una fiera che nasce nel 1571 e, nel 1833, grazie al Marchese di Pombal si trasforma in una vera e propria competizione di razze con tanto di concorsi ippici.

Conclusa la visita delle stalle passiamo dinanzi l’Igreja Matriz un magnifico edificio religioso del XVI secolo con il suo magnifico portale manuelino e facciamo un salto alla Casa-Estúdio Carlos Relvas.

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Carlos Relvas fu pioniere della fotografia in Portogallo. Imperdibile quindi una visita al suo antico studio ma che purtroppo troviamo chiuso per lavori di restauro. Il museo pare abbia una ricchissima esposizione fotografica del XIX ed inizio del XX secolo ed è considerato il più antico atelier di fotografia del mondo.

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Informazione utile: se avete bisogno di prelevare soldi vi ricordo che gli unici bancomat si trovano vicino l’Igreja Matriz.

TORRES NOVAS

Arriviamo a Torres Novas per pranzo, non volevamo mangiare pesante visto il caldo e prendiamo un panino nella piazza centrale vista castello.

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Rifocillati e rinfrescati con una premuta d’arancia cominciamo la salita verso il castello, uno dei meglio conservati visti finora in Portogallo (dopo quello di Lisbona). Al suo interno vi aspetta un magnifico giardino molto ben curato. Potrete percorrere l’intero perimetro delle mura, con ben undici torri, ed avere così una bella vista sulla cittadina e il fiume.

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Il castello di Torres Novas era una fortezza araba del XII secolo che fu conquistata nel 1190 da D. Sancho I. La struttura attuale è il risultato di diversi interventi durante i regni di D. Sancho I e di D. Fernando. L’entrata è gratuita ed è consentita tutti i giorni, tranne i festivi, dalle 9 alle 17.

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Usciti dal castello cominciamo a deambulare senza una meta precisa anche se tra le viuzze troverete diverse mappe con i punti d’interesse da visitare.

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Notiamo, incuriositi, che in strada ci sono antichi binari. Inizialmente pensiamo fosse una linea inutilizzata da un tram ma scopriamo poi essere l’antica linea ferroviaria del 1888 che collegava Torres Novas ad Alcanena.

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Non avevamo molto tempo da dedicare a Torres Novas, visto che volevamo assolutamente visitare uno scavo archeologico imperdibile, ma per consultare la lista completa dei monumenti da visitare consiglio di cliccare qui.

VILLA ROMANA CARDÍLIO

Lasciata la cittadina ci rechiamo alla villa romana Cardílio, a circa tre chilometri da Torres Novas, scoperta nel 1930 circa da alcuni uomini che stavano estraendo delle pietre per costruire le proprie abitazioni. Il colonnello Afonso do Paço si incarica poi ufficialmente degli scavi nel 1962.

Scavi che consentirono di scoprire basi di colonne, pavimenti decorati a mosaici bicromatici e policromatici, e numerosi vestigi, come: monete, vetri, vasi, bronzi, ceramiche, ecc, che oggi sono nel Museu Municipal Carlos Reis di Torres Novas. La visita comincia nella sala interpretativa dove una serie di pannelli raccontano la storia degli scavi.

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Si passa poi alla visita vera e propria (non guidata e senza pannelli informativi). Consiglio di ritornare nella sala interpretativa perché vi saranno fornite, se lo vogliate, numerose informazioni aggiuntive e vi sarà mostrata il plastico della ricostruzione della villa. Chiude a pranzo e nei festivi (aperto dalle 10 alle 12:30 e dalle 13:30 alle 17). Entrata gratuita.

SANTARÉM

Santarêm è una città singolare. Con la gente per strada o tutta rintanata in casa, dà sempre la stessa impressione di chiusura. Fra la parte antica e i nuclei urbani più recenti non sembra esservi comunicazione: ciascuno nel luogo dove è stato messo e sempre dandosi le spalle. J. Saramago

La regione del Ribatejo è ricca di capitali, ci sono quella del cavallo (Golegã), del vino (Cartaxo) ed arriviamo poi a quella del gotico ed anche capoluogo regionale, Santarém.

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Santarém é um livro de pedra em que a mais interessante das nossas crónicas está escrita. (Almeida Garrett)

Ci capita spesso di seguire le tracce dei Templari, dopo Tomar e Almourol, visitiamo così Santarém che fa parte delle terre dell’Ordem de Cristo (ex Templari per intenderci) che finanziarono gran parte delle scoperte dei portoghesi.

Era da molto che volevamo visitare questa città portoghese, spesso passiamo per la sua magnifica stazione ferroviaria completamente decorata di azulejos quando andiamo a Castelo Branco in treno da Lisbona.

Lasciamo l’auto nei pressi del mercato municipale anch’esso magnificamente decorato con pannelli di azulejos, 55 per la precisione, dell’antica ed estinta Fábrica de Sacavém che rievocano momenti rurali della zona. Datato 1930 è un’opera dell’architetto Cassiano Branco. Sostituì l’antico mercato all’aperto in Praça Visconde Serra do Pilar, conosciuta come la Praça Velha (vecchia piazza).

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Dal mercato, dopo un buon caffè al bancone e al lato dei fornelli accessi su cui stavano preparando il pranzo, cominciamo ad incamminarci tra le stradine del centro. Arriviamo così alla cattedraleNossa Senhora da Conceição. Costruita tra il 1672 e il 1711. Non è possibile visitare la cattedrale senza visitare anche il museo e, visto che mi rifiuto di pagare le chiese, non siamo entrati.

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Nella stessa piazza, Praça Sá da Bandeira, che ospita la cattedrale, è impossibile non notare su di un piccolo e semplice edificio di due piani la maestosa finestra manuelina. Non mi dispiacerebbe averne almeno una a casa mia.

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Continuiamo la nostra passeggiata tra i vicoli della città verso il famoso belvedere Portas do Sol. Sul cammino incontriamo la Torre das Cabaças, purtroppo chiusa, o anche Torre do Relógio o Cabaceiro. Situata di fronte l’Igreja de São João do Alporão, fu costruita su terreno reale e subì diverse trasformazioni strutturali sotto il regno di D. Manuel I, D. João III e Filipe II.

La sua torre rinascimentale misura 22 metri ed è un importante testimonianza del tardo gotico nonché sistema difensivo della città nel XV secolo. Oggi è il museo del tempo.

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Proseguendo, arriviamo ai giardini di Portas do Sol, un magnifico belvedere sul fiume Tago. La vista è da far mancare il fiato. Fa parte dell’antico castello che D. Afonso Henriques, primo re del Portogallo, conquistò ai mori grazie ad una scalata notturna della collina nel 1147. Del castello restano appena tre torrette.

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Per concludere consiglio una visita alla chiesa Nossa Senhora de Marvila conosciuta come la “Cattedrale dell’Azulejo” in Portogallo. Per la lista completa dei monumenti e luoghi d’interesse storico/culturale cliccare qui.

CARTAXO

Vista la vicinanza e il nostro amore per i vini, non potevamo non fare una deviazione, non prevista durante la stesura di questo itinerario, a Cartaxo. Più precisamente al Museo Rurale del Vino. L’entrara costa 1,5€ ma ne vale sicuramente di più. La visita è guidata e vi consentirà di visitare vari ambienti del museo installato nell’antica Quinta das Pratas oggi complesso sportivo e culturale.

Il museo apre le sue porte il 23 novembre del 1985 al fine di valorizzare la divulgazione delle tradizioni rurali ed in particolare quelle legate alla produzione vinicola.

Diversi sono gli spazi tematici da visitare. Entrati assistiamo ad un breve video di circa 7 minuti che mostra alcune fotografie della zona e della produzione vinicola. Visitiamo poi l’esposizione permanente  “À Descoberta da Cultura Rural” che presenta un insieme di attrezzi legati alla lavorazione della terra, della produzione del pane e dell’olio.
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Continuando la nostra visita entriamo in un altra sala dedicata al cavallo e al toro, due animali strettamente legati alla regione Ribatejo. Ritornando al vino, vero protagonista di Cartaxo (nominata capitale del vino) possiamo ammirare diversi utensili, vasche dove veniva effettuata la pisa dell’uva con i piedi e botti dove il vino completava la sua stagionatura.
Conclusa la visita del museo e della cantina, dove sono conservate le antiche bottiglie secolari, veniamo fatti accomodare nella riproduzione di un’antica taverna, che mi ricorda un po’ quella del signor Catrino di Amareleja, dove brindiamo con un bianco di Cartaxo naturalmente. Per maggiori informazioni cliccare qui.
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PALHOTA

Dopo aver visitato Escaroupim ci siamo incuriositi molto sulla storia dei villaggi dei pescatori del Tago e quindi abbiamo inserito nel nostro itinerario anche Palhota. Qui, ci sono ancora tre o quattro famiglie che vivono nell’antico villaggio. Tutti discendenti dei pescatori che si insediarono nell’inizio del XX secolo.

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Prima del viaggio avrei voluto leggere il romanzo di Alves Redol, Avieiros. L’autore denominava questi pescatori migranti “Nómadas do rio, como os ciganos na terra” (nomadi del fiume come i zingari sulla terra). Purtroppo è un libro difficile da trovare ma continuerò la mia ricerca perché mi incuriosisce il fatto che l’autore nel 1930 abbia vissuto proprio in una di queste casette colorate, quella del pescatore Manuel Lobo.

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Nel 1975 fu anche girato un documentario “Avieiros“ del regista Ricardo Costa dove si documentava la vista di questi pescatori di Palhota. Un villaggio di una decina di case, oggi una di queste sede del progetto “Palhota Viva” dell’associazione di difesa dell’ambiente e il comune di Cartaxo. Un progetto che nasce nel 1988 quando la «Casa do Avieiro» è stata trasformata per ricevere piccoli gruppi di scout e studenti.

Il progetto cresce anche se il governo non ha stanziato fondi ma alcuni volontari stanno recuperando anche un altro villaggio, Patacão in Alpiarça.

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Il nostro viaggio si conclude qui ma presto vi racconterò di altre nostre brevi gite alla scoperta del Portogallo.

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4 Comments

  1. L'OrsaNelCarro Travel Blog

    Faccio il tifo per la nomina UNESCO perché questi villaggi pittoreschi meritano un ripopolamento ed una valorizzazione in chiave turistica. E poi con la capitale del Lusitano mi hai definitivamente conquistata! Non so se ti ho mai detto che i cavalli sono la mia passione? Da ragazzina facevo i concorsi di salto ostacoli 🙂 I Lusitani sono dei cavalli di una bellezza e un portamento superbo, ti dirò, mi piacciono più degli andalusi. Curiosa anche la linea ferroviaria in mezzo ai palazzi e il mercato decorato con gli azulejos…ma quant’è bella questa terra?! 😉

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